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ClaudiaCastaldini Energia e Ambiente
Lo scorporo Snam-Eni e la questione energetica
post pubblicato in diario, il 27 gennaio 2012

Il decreto sulle liberalizzazioni approvato il 20 Gennaio dal Consiglio dei Ministri, e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24 gennaio, contiene, come è noto, lo scorporo completo di Snam da Eni. Ma comporterà davvero, come ormai sostengono tutti, un aumento di efficienza della rete italiana,  incremento della capacità di trasporto, e riduzione conseguente delle bollette? Sembra un fatto scontato, data la convergenza delle opinioni espresse, ma a mio avviso non lo è, o meglio, non è detto che lo sia. Gli esiti dipenderanno in larga misura dalle scelte che successivamente si faranno in termini di politica energetica. Se la separazione di Snam da Eni si può fare (e se ne parla da anni), poi si vedrà quali passi si faranno per rendere il sistema energetico italiano sicuro, efficiente, adatto alla transizione verso un vasto impiego delle rinnovabili, nel quale senza dubbio il gas naturale giocherà un ruolo fondamentale.
Snam è il principale operatore italiano del gas, una holding con quattro società operative che controlla la rete di trasporto e dispacciamento, lo stoccaggio tramite la Stogit, l'impianto di rigassificazione di Panigaglia (La Spezia), la distribuzione tramite l'Italgas. 
In Italia si consumano oggi meno di 100 miliardi di metri cubi di gas che, secondo il Piano d'Azione Nazionale per le rinnovabili (2010), sono destinati a restare su valori simili al 2020. Nel contempo, si è provveduto ad aumentare la capacità ricettiva di metano ben oltre la domanda con gli attuali circa 120 miliardi di m3, disponiamo di sei linee di importazione, e i progetti di nuovi rigassificatori avrebbero una capacità totale di circa 80 miliardi di m3. Si raggiungono cioè, e probabilmente si superano con i nuovi gasdotti, i 200-220 miliardi di m3, vale a dire oltre il doppio dell'attuale consumo. Sembra dunque che ci stiamo muovendo verso un eccesso di capacità per il metano, esattamente come accade per l'energia elettrica. Questo può portare a costi aggiuntivi per i consumatori, per esempio, mentre la sicurezza non la si fa soltanto su un piano quantitativo, ma anche su un piano qualitativo, con l'efficienza e con la diversificazione degli approvvigionamenti, cioè con gas di provenienza da Paesi diversi. In questo senso i rigassificatori sono utili, perchè consentono di diversificare la provenienza del gas assai più dei gasdotti. Da un punto di vista ambientale, inoltre, i rigassificatori consentono di ridurre notevolmente le perdite di metano in atmosfera che nei gasdotti (lunghi migliaia di kilometri) sono comuni, e contribuiscono all'effetto-serra (ricordiamo che il metano ha un GWP, potenziale riscaldante, molto superiore all'anidride carbonica).
Una politica efficace richiede maggior coordinamento tra gli Stati dell'Unione Europea, in modo da rendere più forti i nostri rapporti con i Paesi esportatori, e in modo da integrare le infrastrutture europee. Per non parlare della penetrazione delle rinnovabili e della necessità di adeguare le reti e i sistemi di accumulo.
Insomma, non è affatto detto che arrivino benefici in termini di efficienza e modernizzazione tali da migliorare la situazione, ridurre le bollette, ecc., e che arrivino a breve termine, a seguito dello scorporo di Snam da Eni. Il semplice fatto di affidarsi maggiormente alla concorrenza e al mercato non significa affatto una buona politica energetica con le conseguenze positive per tutti che essa potrebbe avere - e c'è da chiedersi come si fa a pensarlo. Il mercato a breve non dà certo garanzie di affidabilità maggiori, e l'energia non è una merce come un'altra.
E' necessaria una strategia, nella quale può aver posto certamente anche una gestione separata delle reti, ma che si trovi all'interno di un disegno complessivo, coerente e duraturo: una cosa che ormai manca da troppo tempo.
 

Futuro dell'energia nel mondo
post pubblicato in diario, il 22 gennaio 2012

Il V World Future Energy Summit, vertice mondiale sul futuro dell'energia, tenutosi ad Abu Dhabi dal 16 al 19 gennaio scorsi si segnala per l'assunzione di responsabilità di parte delle economie emergenti circa gli effetti sull'ambiente, e in particolare sul clima, del sistema attuale di produzione di energia. Alla quale si spera che seguano scelte e comportamenti coerenti.
Al vertice, dal titolo “Rafforzare le innovazioni sostenibili”, hanno partecipato 600 aziende e 137 Paesi, tra cui l'Italia con 29 aziende e il Gse, il Gestore dei Servizi Energetici. Nel cuore dell'area geografica da cui proviene la maggior quota di idrocarburi utilizzata nel mondo si è dunque parlato di energia sostenibile con numerosi rappresentanti dei Paesi in grande crescita di consumi, tra cui la Cina, che ha evidenziato gli sforzi fatti per fare diminuire del 20% i propri consumi negli ultimi sei anni.
Può darsi anche che non sia soltanto simbolica la costruzione, proprio alle porte di Abu Dhabi, della cittadina autosostenibile a inquinamento “zero” denominata Masdar City, che insieme ad altre realtà dell'area propone rinnovabili ed efficienza in progetti avveniristici.
Il 2012 è stato dichiarato dalle Nazioni Unite “Anno Internazionale dell'Energia Sostenibile Per Tutti”: una denominazione forse un po' troppo lunga, ma chiara quanto agli obiettivi, riassumibili nei concetti di sostenibilità e di equità. La sfida è, infatti, l'accesso a servizi energetici moderni e di basso impatto ambientale per tutti, e non soltanto per i Paesi di più antica industrializzazione: molto ambiziosa, dati i punti di partenza, ma all'altezza dell'esigenza di un futuro equo e sostenibile. L'unica prospettiva, quest'ultima, che può evitare disastri ambientali e disastri umani, che possono facilmente avere origine da conflitti per le risorse sempre più scarse.

Il sito dell'iniziativa:
http://www.worldfutureenergysummit.com/
 

Energia elettrica nel 2011
post pubblicato in diario, il 15 gennaio 2012

L'energia elettrica richiesta in Italia ammonta complessivamente a 332 TWh, e i primi dati del 2011 mostrano una crescita dello 0,6% rispetto all'anno precedente, che a sua volta aveva registrato una crescita rispetto al 2009, anno di grande calo dei consumi (-5,7%), fulcro della crisi economica. Questi sono alcuni dei primi dati  sull'anno trascorso presentati da Terna qualche giorno fa, che si possono leggere all'indirizzo riportato in calce. Vedremo, quando usciranno, i dati dettagliati. 
Riguardo le fonti, la termoelettrica continua ad essere dominante, ma le rinnovabili raggiungono quote sempre più significative: la richiesta è stata soddisfatta per il 64,7%  con termoelettrico, il 14,3% idroelettrico, il 2,9% eolico, il 2,8% fotovoltaico, e 1,6% geotermoelettrico. La produzione è nazionale per l'86,3%.
E' del tutto evidente da un confronto di questi dati con analoghi degli anni scorsi che le fonti di energia rinnovabile stanno modificando il sistema elettrico italiano, erodendo la quota fossile progressivamente e in misura crescente. La fonte termoelettrica decresce dell'1,6%, mentre il solare fotovoltaico aumenta del 394% e l'eolico del 5,7%. Sarebbe interessante inserire anche dati riguardanti quali tipi di impianti termoelettrici, se tradizionali o a maggior efficienza.   Il contributo del fotovoltaico diventa per la prima volta degno di nota, grazie all'incremento notevole delle installazioni registrato negli ultimi anni, ed il suo contributo ha raggiunto in percentuale l'eolico. La fonte idroelettrica, invece, cala di 11,4%, segnalando un problema che per ora ha avuto solitamente caratteristiche temporanee, ma che sarà sempre più evidente e costante negli anni futuri, e che è in grado di influire anche sulla produzione termoelettrica. Infatti, le alterazioni del sistema climatico possono comportare una riduzione della portata d'acqua dei nostri fiumi, e del livello dei nostri bacini, derivante dalla diversa distribuzione delle precipitazioni. Queste ultime tendono a diventare più intense e più concentrate nel tempo, perdendo la regolarità che, entro certi limiti, le caratterizzava, e aumentando l'estensione dei periodi siccitosi.

P.s. martedì prossimo cercheremo di approfondire il tema "green economy" in un incontro pubblico a Bologna: come fare economia in un modo ancora molto nuovo per ricostruire l'oggi e impostare il domani. Data, ora e ospiti in Agenda, a fianco.

I dati di Terna si trovano al seguente indirizzo:
http://www.terna.it/default/Home/AZIENDA/sala_stampa/tutti_comunicati_stampa/cs_2012/cs_gennaio_2012/primi_dati_domanda_elettricita_2011.aspx
 

Come risparmiare in bolletta elettrica
post pubblicato in diario, il 11 gennaio 2012

Dal 1° gennaio di quest'anno si passa alla tariffa bioraria reale per l'energia elettrica, dopo un anno e mezzo di tariffa bioraria transitoria, come stabilito dall'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas. In altre parole, il prezzo dell'energia elettrica è diversificato a seconda dell'ora e del giorno settimanale in cui viene consumata, ed ora con differenze più marcate rispetto allo scorso anno.
Le fasce di prezzo sono tre:  più alto dalle 8.00 alle 19.00 nei giorni feriali, cioè dal lunedì al venerdì (Fascia F1); più basso dalle 19.00 alle 8.00 del mattino nei giorni feriali (Fascia F2); più basso per tutto il giorno e la notte del sabato, della domenica e dei giorni festivi (Fascia F3). In pratica, il prezzo dell'energia elettrica è più alto nelle ore di punta, vale a dire quando industrie e terziario sono in piena attività. In tali periodi, infatti, risulta necessario far funzionare anche gli impianti che producono il kilowattora più costoso, sia per caratteristiche intrinseche dell'impianto sia per le leggi economiche che regolano il mercato elettrico e che rendono più caro ciò che viene scambiato nei momenti di maggiore richiesta. Dunque, chi vuole l'elettricità nel momento di maggior richiesta deve pagarla di più, viceversa chi consuma energia elettrica nei periodi di richiesta più bassa la paga di meno.
Da un altro punto di vista, un'adeguata risposta da parte dell'utenza alla nuova tariffa comporterebbe una migliore distribuzione dei carichi nel tempo sulla rete elettrica e una minor necessità di potenza installata. Concentrare la domanda di energia in determinati periodi di tempo, infatti, significa rendere necessario costruire un numero di centrali adeguato a coprirla che può poi risultare eccessivo nei periodi di scarsa domanda. Al contrario, una richiesta più equilibrata consente di risparmiare ulteriori megawatt di impianti (a fonti fossili).
Dunque, far funzionare gli elettrodomestici la sera o nei festivi, oltre a scegliere apparecchi a basso consumo soprattutto per quelli che restano sempre accesi, consente di risparmiare in bolletta. La tariffa bioraria viene applicata a tutti i consumatori del mercato tutelato, domestici e piccole aziende, a cui è stato installato il nuovo contatore elettronico.

Dettagli si trovano sul sito di Nextville:
http://www.nextville.it/news/822

Il petrolio inquina (e qualcuno deve pagare)
post pubblicato in diario, il 5 gennaio 2012

La Chevron deve pagare, e quota doppia. La sentenza della Corte d'Appello dell'Ecuador ha confermato quanto deciso in primo grado lo scorso febbraio, quando la compagnia petrolifera è stata condannata a risarcire il Paese sudamericano per i danni provocati all'ambiente dall'estrazione di petrolio, e la cifra è stata quasi raddoppiata, da 9,6 miliardi a 18 miliardi di dollari. La maggiorazione della quota deriva anche dalle mancate scuse richieste dal giudice alla compagnia.
La causa è incominciata molti anni fa, nel 1993 contro la Texaco, poi assimilata dalla Chevron, sulla base dell'accusa di grave inquinamento provocato da sversamenti di rifiuti tossici derivanti dall'attività relativa agli idrocarburi nell'ambiente, causa di aumento di malattie mortali tra le popolazioni indigene. L'ambiente di cui si tratta è la foresta amazzonica ecuadoregna, nientemeno, cioè un ecosistema estremamente importante in quanto costituito da foresta primaria ad altissima biodiversità, una delle poche aree della Terra ancora davvero naturali, e tamente ricco di vegetazione da assorbire quote rilevanti dei composti che causano il riscaldamento globale. Ma ogni ambiente è importante e ogni popolazione lo è (o dovrebbe esserlo) dato che di sicuro non spetta agli indigeni dell'Amazzonia sopportare i costi umani - salute e ambiente di vita - dei nostri consumi di petrolio. Su quali basi la Chevron affermi che "non c'è impatto significativo sulle acque, sull'acqua potabile, sulla biodiversità, o sulla cultura indigena" non è dato sapere, a fronte delle immagini fotografiche che documentano i fatti. La compagnia, che nel suo durissimo comunicato accusa i giudici e attribuisce la maggior parte dei danni alla compagnia petrolifera nazionale ecuadoregna, annuncia che presenterà appello, ma non in Ecuador.
In ogni caso, è certo il fatto che il consumo mondiale di idrocarburi come petrolio e suoi derivati comporta da anni gravissimi danni all'ambiente, anche in aree del pianeta che riteniamo comunemente ancora "vergini", oltre ad essere la causa primaria dell'effetto-serra che altera il clima terrestre. Si parla spesso di benzina e del suo prezzo: sarebbe opportuno ricordare ogni volta che anche il suo prezzo in termini di danni all'ambiente e alla salute è molto elevato, e che un diverso sistema di mobilità e di produzione di energia è ormai indispensabile.

Le informazioni, e il comunicato della Chevron si trovano agli indirizzi seguenti:
http://chevrontoxico.com/
http://www.chevron.com/documents/pdf/ecuador/ecuador-lawsuit-fact-sheet.pdf?

Trasporto aereo nell'ETS
post pubblicato in diario, il 2 gennaio 2012

Una buona notizia per l'anno nuovo: tutte le compagnie aeree saranno incluse nello schema ETS dell'Unione Europea finalizzato alla riduzione delle emissioni climalteranti.
La Corte di Giustizia dell'UE ha infatti stabilito che la Direttiva che include l'aviazione tra le attività dell'Emission Trading Scheme è valida, non infrange nè i principi del commercio internazionale nè l'Open Skies Agreement.
La notizia si trova all'indirizzo riportato in calce. In breve, con una Direttiva del 2008 (101/2008) l'UE ha incluso tutto il trasporto aereo, di ogni Paese, tra le attività regolate da ETS a partire dal 1 gennaio 2012, ma alcune compagnie americane e canadesi hanno successivamente contestato la decisione richiamando una serie di principi e accordi internazionali che sarebbero in tal modo violati, in particolare sulla tassazione sul consumo di carburante e sulla giurisdizione territoriale. Interessante è il fatto che la Corte Europea sia stata interpellata attraverso la High Court of Justice inglese.
In risposta, la Corte UE ha confermato la validità della Direttiva, esaminando i punti contestati. In particolare, non c'è conflitto territoriale dato che l'obbligo di sottostare alla regolamentazione ETS riguarda le rotte aeree che arrivano o partono da un aereoporto situato entro i confini dell'Unione perciò con l'aereomobile che si trova fisicamente sul territorio UE, e che l'UE può permettere al suo interno soltanto attività che rispondano alle specifiche richieste della sua normativa. Per quanto riguarda il consumo di carburante, la Corte mostra che non c'è legame diretto tra il combustibile consumato e gli oneri finanziari derivanti dal sistema ETS, escludendo quindi che si tratti di tassazione agguntiva. In sostanza, la Direttiva che include il trasporto aereo nello schema ETS è valida e le compagnie dovranno adeguarsi.
La notizia dettagliata si trova all'indirizzo:
http://curia.europa.eu/jcms/upload/docs/application/pdf/2011-12/cp110139en.pdf
 

Auguri veg!!
post pubblicato in diario, il 24 dicembre 2011

Insieme agli auguri per le feste e il nuovo anno, suggerisco un menu diverso, per cene sostenibili e senza animali... che non partecipino alle feste in qualità di commensali!   L'eccessivo consumo di carne, soprattutto nei Paesi più ricchi, comporta una serie di conseguenze che dovremmo considerare con attenzione: maggior incidenza di malattie cardiocircolatorie e neoplastiche, obesità, emissioni di sostanze inquinanti, consumo di acqua e di alimenti primari, allevamenti di animali troppo spesso in condizioni di sofferenza, come negli allevamenti intensivi.  Per fare crescere un animale occorrono quantitativi rilevanti di alimenti e di acqua, e si stima addirittura che il 18% delle emissioni di gas climalteranti nel mondo provenga dall'allevamento di animali a scopo alimentare.  Scegliere di diventare vegetariani, o almeno di limitare il consumo di carne in favore di altri alimenti, magari preferendo la carne biologica, significa dunque fare una scelta in favore dell'ambiente oltre che di un maggior rispetto per gli animali. Significa anche avviare un percorso che leghi i nostri consumi alle caratteristiche del territorio senza impattare oltremodo sugli equilibri ambientali ed antropici. Mentre noi consumiamo troppo, infatti, moltissimi consumano troppo poco, e sono addirittura la maggioranza nel mondo. Un sistema alimentare più equilibrato richiede una riduzione dei consumi di alimenti preziosi da parte nostra e un'alimentazione adeguata per i più poveri, in modo tale che anche altri, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, possano accedere alle risorse alimentari di cui necessitano.

La Lav ha creato un sito con informazioni e suggerimenti per un'alimentazione sostenibile e vegetariana, al seguente indirizzo:

www.cambiamenu.it

Come realizzare impianti a biomassa sul territorio
post pubblicato in diario, il 18 dicembre 2011

La scelta di fondare la strategia energetica della regione Emilia-Romagna sulle rinnovabili e sul risparmio ha posto una serie di problemi legati all'effettiva realizzazione di impianti a fonti rinnovabili sul territorio, ed ha intersecato la preesistente condizione di attività di alcuni impianti in carenza di regolamentazione specifica. Le Linee Guida nazionali per le rinnovabili si sono fatte attendere anni, e questo ha creato una situazione disomogenea in Italia, con realizzazioni ottime ed altre discutibili, che è stata spesso commentata sulla stampa e che ha causato forte preoccupazione nella cittadinanza. Nell'immediato seguito sono state emanate le Linee Guida regionali, con annesse specifiche tecniche, che regolano - a mio avviso bene - la realizzazione di impianti a fonti rinnovabili nel territorio della regione.
Nell'ambito delle rinnovabili, le biomasse con trasformazione in biogas pongono una serie di questioni ulteriori che è necessario affrontare sia al livello locale, sia al livello nazionale che è attualmente assolutamente carente di elementi di indirizzo specifici. Le questioni aperte si riferiscono principalmente alla preoccupazione per l'uso di territorio agricolo a fini energetici, per la vivibilità delle zone interessate, per la mancanza di un indirizzo chiaro in favore delle biomasse di scarto, o in favore dell'efficienza energetica.  Queste questioni vanno risolte in modo definitivo, gli impianti già in attività devono adeguarsi alle regole, e vanno attuati metodi di controllo e monitoraggio efficaci.   A questo scopo, abbiamo elaborato un documento che esprime in sintesi la posizione del Partito Democratico di Bologna su questi temi, con attenzione particolare agli aspetti concreti ed in totale assenza di generiche dichiarazioni di principio. Intendiamo promuovere (è non è più troppo presto per farlo) la transizione verso un sistema energetico di minor impatto ambientale dell'attuale, senza perdere nulla in sicurezza e affidabilità, e una corretta distribuzione delle fonti di energia rinnovabile sul territorio è un tassello fondamentale, altrimenti si rischia un'opposizione al loro sviluppo da una parte della cittadinanza - un fatto che sarebbe grave in un momento importantissimo come l'attuale per orientarci verso la sostenibilità e uscire fuori dall'emergenza ambientale che stiamo vivendo.

Il documento del PD bolognese sulle biomasse si trova al seguente indirizzo:
http://www.pdbologna.org/images/stories/Insediamenti%20impianti%20biomasse.pdf
 

Il Canada decide di uscire dal Protocollo di Kyoto per limitare le emissioni che alterano pericolosamente il clima terrestre
post pubblicato in diario, il 14 dicembre 2011

Davvero grave la decisione del Canada di uscire dal Protocollo di Kyoto sui cambiamenti climatici, annunciata il 13 dicembre scorso, appena finito l'incontro di Durban.
Il Protocollo di Kyoto rappresenta l'unico mezzo a livello mondiale per tentare di porre e far rispettare dei limiti alle emissioni di gas ad effetto serra, che stanno alterando gravemente la composizione atmosferica con conseguenze sul sistema climatico terrestre. Esso non è privo di difficoltà o suscettibile di miglioramenti, ma assolutamente non è da cancellare. Nonostante tutto, il Protocollo di Kyoto funziona, semmai la maggior critica è che non basta.
Inqualificabile poi il fatto che una simile decisione venga presa da un Paese ricco per evitare sanzioni pesanti per via del forte inquinamento che produce, come ci hanno fatto capire i canadesi stessi, mentre è stato fatto ogni sforzo negli anni per convincere i Paesi in via di sviluppo a fare parte degli accordi internazionali data la gravità del problema che non li può escludere anche se non sono certo i responsabili della situazione creatasi storicamente. Abbiamo assistito tutti al difficile negoziato condotto a Durban la scorsa settimana, conclusosi con un accordo importantissimo soprattutto perchè offre una prospettiva per i prossimi anni. Ora assistere a questa defezione è sconfortante.
Il Canada ha ricevuto spesso l'attenzione del mondo ambientalista. Ricordo soltanto alcuni dei fatti più gravi:  dalla caccia ai cuccioli di foca, agli idrocarburi dalle rocce bituminose, e ora all'uscita da Kyoto. Il Canada è uno dei Paesi con maggiori emissioni di sostanze inquinanti pro-capite del mondo.
Il Kyoto Club lancia un appello contro questa grave decisione che si può inviare all'Ambasciatore del Canada in Italia. Si trova all'indirizzo:
www.kyotoclub.org

http://qualenergia.it

Durban non è fallita, ma non basta
post pubblicato in diario, il 11 dicembre 2011

Meno male, viene da dire, date le premesse. La conferenza internazionale Onu di Durban sul clima si è chiusa con un accordo alle 4 di questa mattina di domenica, dopo un prolungamento di ben 36 ore del dibattito rispetto ai tempi previsti, due notti e un giorno praticamente ininterrotti.  L'intesa finale stabilisce l'impegno a mantenere in vigore le regole del Protocollo di Kyoto fino al prossimo vertice, fissato per il dicembre 2012 in Qatar.  Si stabilisce poi di definire un accordo globale che sarà siglato nel 2015 e diventerà operativo nel 2020, sul quale si comincerà a lavorare l’anno prossimo.  Il percorso del prossimo periodo su cui è stata trovata un'intesa si basa su una proposta dell'Unione Europea, dell'Alleanza delle piccole isole e dei Paesi meno sviluppati, che partiva dalla necessità di un accordo "legalmente vincolante" sui limiti delle emissioni climalteranti, osteggiata dall'India e da alcuni dei Paesi più inquinatori, come Cina e USA. Il compromesso è stato poi raggiunto con la formula di un accordo con "forza legale". Dunque, si dovrà definire entro il 2015 "un protocollo, uno strumento legale o una soluzione concertata avente forza di legge". Sarà inoltre operativo un Fondo Verde da 100 miliardi di dollari l'anno per aiutare i  paesi più poveri a sostenere il passaggio tecnologico necessario a ridurre le emissioni di gas ad effetto-serra.
Per quanto riguarda l'Italia, il Ministro dell'Ambiente ha lavorato bene, distanziandosi dal suo predecessore con l'abbandono della linea oscurantista e attendista (finalmente), e manifestando la consapevolezza dell'opportunità offerta da uno sviluppo sostenibile. Ha dichiarato il nostro Paese disponibile ad un secondo periodo di impegni nell'ambito del Protocollo di Kyoto, nel quadro di un passaggio verso un accordo globale.
L'Italia si trova oggi in una posizione intermedia riguardo le politiche a protezione del clima. In una graduatoria preparata dall'organizzazione non governativa Germanwatch, in collaborazione con Climate Action Network Europe e Legambiente, e presentata a Durban, si trova infatti in 30° posizione. Abbiamo cioè la possibilità di intervenire positivamente a partire da basi difficoltose, ma non negative.  La classifica "Climate Change Performance Index" 2012  è stata compilata sulla base di un punteggio complessivo e valutazioni sul livello delle emissioni, della tendenza e delle scelte a protezione del clima:  è significativo il fatto che le prime tre posizioni siano vuote, a testimoniare che anche i Paesi più virtuosi hanno ancora strada da fare.  Al 4°, 5° e 6° posto si trovano la Svezia, il Regno Unito, e la Germania, tutte in ascesa nella classifica rispetto agli anni precedenti. L'Italia è in 30° posizione, in ascesa ma con una certa difficoltà soprattutto per la carenza di climate policy adeguata. In fondo alla graduatoria si trovano i Paesi maggiormente inquinatori e più ostili ad ogni accordo, soprattutto se "vincolante":  al 52° posto figurano gli  USA, al 54° il Canada, al 55° la Russia, al 56° la Polonia, al 57° la Cina, mentre l'India si trova ora nella buona posizione 23, ma in peggioramento rispetto agli anni scorsi.
Frattanto, i rilievi scientifici del WMO dell'Onu ci dicono che il periodo 2002-2011 è stato il decennio più caldo da quando sono state effettuate le misurazioni, nel 1850, mentre in precedenza lo era il decennio precedente, a testimonianza del fatto che la temperatura globale media si sta innalzando di continuo. Pur nella enorme importanza dell'attuazione di accordi internazionali a protezione del clima, è molto probabile che l'intesa raggiunta a Durban sia insufficiente e lenta, come lo sono le misure attuali nonostante funzionino, rispetto al fenomeno che dobbiamo affrontare.

L'inquinamento costa, e molto: 300 euro a testa nel 2009
post pubblicato in diario, il 1 dicembre 2011

C'è la crisi e abbiamo altro a cui pensare che non le questioni ambientali? Niente affatto, anzi, proprio il contrario, perchè l'inquinamento costa, e costa molti soldi, che vengono stimati in centinaia di miliardi di euro nella nostra Europa.
Secondo una ricerca dell'Agenzia Europea per l'Ambiente (European Environment Agency, EEA), "Revealing the costs of air pollution from industrial facilities in Europe", l'inquinamento dell'aria in Europa è costato a tutti i cittadini tra 102 e 169 miliardi di euro nel 2009, dovuto ai 10.000 impianti di maggior impatto in attività. Ogni cittadino europeo ha pagato nel 2009 circa da 200 a 330 euro in media. Alcuni Stati contribuiscono maggiormente e si tratta di Germania, Polonia, Regno Unito, Francia e Italia. La maggior parte delle sostenze inquinanti sono anidride carbonica, biossido di zolfo, ammoniaca, ossidi di azoto e particolato PM10.
La metà del costo totale dei danni ambientali è stato causato da soli 191 impianti. Questo quadro emerge da una ricerca condotta in tutta l'area europea che prende in considerazione i grandi impianti di produzione di energia e industriali, raffinerie, smaltimento di rifiuti, e alcune attività agricole. La maggior parte dei costi sostenuti per l'inquinamento proviene dalle centrali energetiche, seguite dalle industrie. Lo studio però esclude i trasporti, fonte di grandi emissioni.
Gli impianti del nostro Paese che contribuiscono maggiormente all'inquinamento secondo l'EEA sono, nell'ordine:
1.Centrale termoelettrica Federico II di Brindisi che si classifica al 18esimo posto;
2.ILVA Spa, stabilimento di Taranto al 52esimo posto;
3.Saras Raffinerie Sarde S.P.A. al 69esimo posto;
4.Centrali Termoelettriche Di Taranto all’80esimo posto;
5.Centrale Termoelettrica Di Fiume Santo all’87esimo posto;
6.Impianto Termoelettrico Di Fusina al 108esimo posto;
7.Vado Ligure al 118esimo posto;
8.Centrale Termoelettrica di San Filippo del Mela al 128esimo posto;
9.Esso italiana raffineria Augusta al 145esimo posto;
10.Raffineria di Sannazzaro De’ Burgondi al 148esimo posto;
11.Raffineria ISAB impianti Sud Priolo Gargallo al 174esimo posto;
12.Enel Produzione SpA – Centrale Sulcis (Grazia Deledda) al 186esimo posto;
13.Enel Produzione SpA - Centrale di Torrevaldaliga Nord al 187esimo posto;
14.Raffineria di Milazzo S.C.p.A. al 188esimo posto;
15.Enipower S.P.A. Stabilimento Di Ferrera Erbognone al 189esimo posto

Il rapporto si trova all'indirizzo:
http://www.eea.europa.eu/pressroom/newsreleases/industrial-air-pollution-cost-europe

PS:  mentre sto per partire per Bari per il congresso di Legambiente apprendo con grande soddisfazione che l'Ufficio di Presidenza dell'Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna premia il circolo Setta Samoggia Reno con un "Attestato di merito" dell'Anno del Volontariato, con la seguente motivazione: "per l'insostituibile attività svolta al servizio della società regionale".  I riconoscimenti fanno piacere e rafforzano l'immancabile volontà:  dunque, un plauso a tutti i soci, e a Corticelli e a tutti i presidenti!!!

Perchè le notizie su Durban sono accanto alla pagina degli spettacoli?
post pubblicato in diario, il 29 novembre 2011

A Durban, in Sudafrica, si decide in questi giorni il futuro degli accordi internazionali a protezione del clima, alla presenza dei rappresentanti dei Governi chiamati letteralmente ad una sfida epocale. Talmente importante da essere raccontata in ventesima pagina sui maggiori quotidiani, o dopo mezz'ora di telegiornale, praticamente accanto agli spettacoli. Di quale pianeta si stia parlando con "A Durban si decide il futuro del pianeta", oppure "ultima spiaggia per salvare il pianeta" recepito (forse) dopo tutto il resto, può darsi che non sia ben chiaro. Di Marte? Di Plutone??  O della Terra? Se fosse quest'ultima, allora tutti noi sicuramente ci troviamo altrove, con la nostra economia, con la nostra finanza, con gli interessi di pochi o gli interessi di molti, o con gli interessi dei singoli Stati, che naturalmente vanno "difesi" al posto dell'ambiente di uno strano pianeta che insiste ad obbedire alle leggi della Fisica.
Evidentemente, ci sono notizie più importanti della fine che farà il nostro Pianeta Terra, dopodichè può darsi che noi continueremo tranquilli a baloccarci con finanza, nani e ballerine, adeguatamente ambientati altrove, magari in una delle realtà virtuali di cui non si può più fare a meno, al contrario della realtà reale.
Nel frattempo, e nella tranquillità di chi sa di non influire più di tanto sull'opinione pubblica, molti Governi, anzi quasi tutti quelli che contano a partire dagli Stati Uniti (ma eccettuata l'Unione Europea), lavorano contro accordi vincolanti, contro regole restrittive sulle emissioni inquinanti e climalteranti, insomma contro provvedimenti che potrebbero migliorare la situazione.
L'iniziale crescita del mercato del carbonio passato da 10 a 140 miliardi di dollari in 5 anni ha rallentato nel recente periodo. Dopo la flessione (dovuta alla crisi) del 2009 le emissioni mondiali stanno risalendo e hanno raggiunto nel 2010 il massimo di 31 miliardi di tonnellate CO2 eq, per il solo stettore energetico. Il Protocollo di Kyoto e i meccanismi di mercato sono senza dubbio ottime iniziative, ma sono ad oggi insufficienti, per cui attendiamo che nel post-2012 siano adottate misure di rafforzamento, e misure di sostegno alle tecnologie a basso impatto, per esempio spostando i sussidi dal fossile all'efficienza e alle rinnovabili. Ricordo che secondo gli accordi di Cancùn (COP 16) l'incremento della temperatura globale media dovrà essere contenuto entro i 2 °C, e possibilmente entro 1,5 °C.  Il che comunque significa che il clima terrestre non sarà più quello che è stato, e non si sa con certezza quali nuove caratteristiche avrà. Un ulteriore incremento della temperatura significa perciò peggiorare una situazione già compromessa.
La sfida è davvero alta, e per fortuna l'Unione Europea si trova dalla parte giusta, a promuovere le più avanzate politiche di protezione dell'ambiente e del sistema climatico. Quella stessa Unione Europea che va rafforzata, invece che screditata come troppo spesso accade.

Le informazioni sulla conferenza UNFCCC di Durban si trovano sul sito:
http://unfccc.int

Edifici efficienti che ci fanno risparmiare energia (molta)
post pubblicato in diario, il 22 novembre 2011

Efficientando energeticamente gli edifici l'Italia potrebbe risparmiare fino a 44 Mtep al 2016, vale a dire circa il 25% dei nostri consumi energetici, una cifra più che notevole che dovrebbe far riflettere (nonchè decidere).
Secondo uno studio del Politecnico di Milano presentato il 9 novembre scorso, denominato "Energy Efficiency Report" infatti, il potenziale teorico legato all'adozione di soluzioni energeticamente efficienti da ora al 2016 è di circa 44 milioni di Tep derivanti sia dall'elettrico sia dal termico, mentre le sitme di penetrazione reale nel mercato forniscono alla stessa data ben 13,7 Mtep.
Gli edifici sono responsabili in Italia del 36% dei consumi, mentre risulta che ben il 70% degli edifici esistenti è stato realizzato prima di qualsiasi normativa sull'efficienza energetica in edilizia, ed un quarto non è mai stato riqualificato energeticamente. Su questa base, lo studio presenta stime di risparmio energetico reali di 21,5 Mtep al 2020, che risultano quindi superiori a quelle contenute nel PAEE (Piano d'Azione nazionale per l'Efficienza Energetica), che nell'ultima versione di luglio 2011 indica un obiettivo di 16 Mtep al 2020.
Il Rapporto analizza le tecnologie impiantistiche, come i sistemi di illuminazione, gli elettrodomestici, le tecnologie efficienti per la produzione di energia termica, gli elementi strutturali dell'edificio, e le tecnologie per la generazione di energia sul posto, entrando nel merito delle diverse soluzioni adottabili, ed esaminando la corrispondenza tra i meccanismi incentivanti e l'efficiacia degli interventi.
La riqualificazione energetica degli edifici rappresenta un settore importante della Green Economy, che consente di efficientare il patrimonio edilizio e di impostare sul costruito il futuro sviluppo edilizio delle nostre città. Come ha detto di recente Renzo Piano, bisogna "costruire sul costruito" evitando ulteriore consumo di suolo e la continua espansione informe delle nostre città, puntando sull'esistente che può fornire un'ottima base per il futuro.

Il Rapporto è scaricabile all'indirizzo:
http://www.energystrategy.it/
 

Cosa aspettarsi dal nuovo Governo sul piano ambientale
post pubblicato in diario, il 18 novembre 2011

Già il fatto che ci sia, un nuovo governo, porta al sollievo immediato, e aspettarsi qualcosa che vada oltre alla sua esistenza sembra addirittura pretenzioso dati i tempi e la passata inqualificabile esperienza. Persone nuove e soprattutto competenti - un fatto non scontato e non frequente in politica - che soltanto presentandosi hanno consegnato i precedenti a un altro pianeta, osservabile soltanto con un buon telescopio.
Dunque, cosa aspettarsi? E' già stato detto molto e giustamente riguardo la necessità di crescita e rigore accompagnati da equità, diciamo qualcosa sul piano dei temi che rientrano nei corposi capitoli "energia" e "ambiente".
Il nuovo Ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, è persona competente, che certamente conosce i temi che dovrà affrontare e che vanta una lunga esperienza in proposito - al contrario del suo predecessore Prestigiacomo. Se ci saranno in futuro pareri discordi sulle singole questioni, almeno non si dovrà aspettare che il Ministro si formi una cultura sui temi del suo dicastero.
Detto questo, i temi da affrontare sono moltissimi, dal rapporto energia ed emissioni climalteranti, alle nuove tecnologie efficienti, alla tutela del territorio, allo smaltimento dei rifiuti, all'inquinamento, alle aree protette, in un contesto che ha sempre considerato gli stessi come secondari. Tutti insieme vanno a formare accanto ai provvedimenti economici quello che viene comunemente chiamato "sviluppo sostenibile".  Sarà difficile che si portino a termine interventi completi e concreti nel tempo che rimane alla fine della legislatura, per cui focalizzerei l'attenzione su due strade fondamentali che danno la possibilità di impostare correttamente ogni altra azione da intraprendere:  rafforzare il Ministero, e integrare le politiche ambientali con quelle degli altri dicasteri. Si tratta di due pilastri dell'azione politica che il nuovo Ministro non dovrebbe lasciarsi sfuggire, anche per l'esperienza che vanta e che di sicuro non lo rende digiuno delle difficoltà che limano sempre l'agire in questi campi. Dare peso al Ministero dell'Ambiente e allacciare l'ambiente alle altre tematiche significa modificare rapporti ad oggi ancora sfavorevoli e aprire la strada a conseguenze potenzialmente notevoli per la società italiana e idonee ad avviare scelte per il futuro. Significa anche portare nel governo della cosa pubblica relazioni che sono appartenenti alla realtà, invece di relazioni frutto di convinzioni superate e non idonee ad affrontare il presente ed operare per il futuro.  Con un'impostazione corretta, gli interventi concreti saranno poi sempre più in discesa.
 

Misure insufficienti per contenere le emissioni
post pubblicato in diario, il 12 novembre 2011

L'influenza diretta sulla composizione atmosferica dei gas ad effetto-serra immessi nella stessa dalle attività umane prosegue, contribuendo ad accrescere il riscaldamento globale.
Ancora una volta (mi fa l'effetto di ripetermi), le risultanze scientifiche ci dicono con chiarezza che stiamo modificando l'atmosfera terrestre, questa volta grazie all'indice AGGI, Annual Greenhouse Gas Index, aggiornato dal NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration, degli USA) e presentato il 9 novembre scorso. L'indice, che parametrizza i principali composti climalteranti, rileva un continuo aumento dell'anidride carbonica e del protossido d'azoto, un aumento particolare del metano in anni recenti, e un calo dei CFC,  che come si ricorderà rientrano nel Protocollo di Montreal a protezione dello strato di ozono.
Dunque, nonostante l'entrata in vigore del Protocollo di Kyoto, il mercato del carbonio, gli obiettivi dell'Unione Europea, le forme di sostegno alle rinnovabili e all'efficienza energetica, le emissioni di gas ad effetto-serra continuano a crescere su tutta la Terra. Per evitare un incremento della temperatura globale media superiore ai 2 °C dovremmo assestare la concentrazione dei gas (di tutti, e non soltanto della CO2) intorno a 400 ppmv, dato che la quota di 450 ppmv porta già la probabilità di superare i due gradi al 78% (stime tratte dal Rapporto Stern). Il che significherebbe più o meno smettere ora di inquinare, o almeno ridurre le emissioni in modo tale da non superare 450 ppmv, considerando il fatto che oggi stiamo raggiungendo la notevole quota 390 ppmv, per la sola CO2.
Ma dopo la flessione dovuta alla crisi economica registrata nel periodo che va dal 2007 al 2009, le emissioni nel 2010 sono tornate a salire fino ad oltre 31 miliardi di tonnellate (dato IEA riguardante soltanto i settori energetici, che corrispondono all'83% del totale).  La crescita ha interessato anche gli impianti UE dell'ETS (Emission Trading Scheme), con un aumento del 3% nel 2010.
Ci si può domandare cosa non funzioni. Alcuni elementi sono evidenti, come la crescita delle emissioni dei Paesi in via di sviluppo, altri riguardano i meccanismi delegati al contenimento delle emissioni con l'incertezza legata al periodo successivo al 2012, altri ancora sono riconducibili agli stili di vita, alle nuove politiche locali che stentano spesso a decollare, ma soprattutto a misure ancora parziali, incerte e scollegate fra loro che non riescono ad influire sul complesso dei settori a maggior emissioni di composti inquinanti: produzione energetica, industria e trasporti.

I siti del NOAA e dell'IEA:
www.climate.gov

www.iea.org

Fenomeni estremi sulla Liguria
post pubblicato in diario, il 7 novembre 2011

Qualche elemento specifico può essere utile per capire meglio cosa è capitato in Liguria e nella provincia di La Spezia. La disastrosa alluvione di questi giorni ha molte cause, legate fra loro, e non facili da rimediare. Si è parlato molto dell'alterazione del territorio procurata da assenza di regole nell'edificazione, con modifiche all'assetto idrogeologico capaci di peggiorare una situazione che in quelle zone è già naturalmente fragile. Non c'è dubbio che questa è una delle cause primarie dei danni e che la mancanza di interventi volti alla sicurezza e al ripristino ambientale, per non parlare dei condoni edilizi, porti al protrarsi di una situazione sempre potenzialmente pericolosa. Si è parlato meno dei cambiamenti climatici in corso, e del fatto che gli stessi interverranno anche su zone già delicate e alterate.
Il clima terrestre sta cambiando per via del continuo incremento nell'atmosfera di composti capaci di generare un aumento del calore trattenuto. Il principale di questi composti (per le grandi quantità emesse) è il biossido di carbonio, altrimenti detto anidride carbonica, in formule CO2.  Il biossido di carbonio ha una struttura molecolare capace di assorbire la radiazione infrarossa a due lunghezze d'onda distinte: 4,3 e 15,3 micrometri. Questa proprietà garantisce una temperatura adatta alla vita sulla Terra, che altrimenti sarebbe troppo fredda, dunque fa aumentare la temperatura in modo tale da generare un "effetto-serra" naturale. Le attività umane però causano un continuo aumento della percentuale di biossido di carbonio nell'atmosfera, a causa delle emissioni industriali, dei trasporti, e della produzione energetica basata sui combustibili fossili, generando un continuo aumento dell'assorbimento della radiazione: il riscaldamento globale, ovvero l'effetto-serra antropogenico. L'atmosfera si riscalda nel tempo, trattiene più energia, e si allontana dallo stato di equilibrio fondato sulle quantità naturali dei vari composti, innescando modifiche al sistema climatico. Oltre alla CO2, altri composti hanno questo effetto, il metano, il protossido d'azoto, per esempio, in misura anche maggiore se non fosse per la percentuale molto minore con cui sono presenti in atmosfera.
Restando alla CO2, si rileva strumentalmente che oggi ci stiamo avvicinando a 390 ppmv, mentre prima dell'800 la concentrazione era di 280 ppmv. L'aumento è evidentemente notevolissimo, e non accenna a diminuire, nonostante gli accordi internazionali e gli impegni assunti a vari livelli. Anche gli altri composti stanno aumentando in misura notevole.
Ciò che accadrà alla Liguria, e ad ogni angolo della Terra, sarà una modifica del clima ancora oggi imprevedibile nelle sue caratteristiche precise. Per ora ci si deve accontentare dei modelli che parlano di piogge più intense ma meno diffuse, estensione della siccità, aumento del calore e delle massime di calore, maggior frequenza dei fenomeni estremi, di non omogeneità nelle varie zone geografiche terrestri. Un quadro non rassicurante.
Le zone geograficamente e antropicamente più esposte subiranno gli effetti peggiori, e gli stessi andranno a sommarsi ai dissesti idrogeologici preesistenti.
Insomma, saremo sempre più colpiti da eventi di questo genere, e dovremo farvi fronte. Cominciando, per esempio, dal ripristino e dalla tutela del territorio, e finendo per ridurre le cause del cambiento del clima, cioè riducendo le emissioni inquinanti e climalteranti.
Questo ci può fare risparmiare vite umane, disagi terribili (come quelli che in molti stanno passando in queste ore), e disastri epocali in antiche città e paesi bellissimi e molto esposti.

Quale economia per il futuro (e per tirarci fuori da qui)
post pubblicato in diario, il 1 novembre 2011

Come si fa a fare crescere l'economia, data la situazione internazionale, data la situazione italiana e i danni fatti dal governo in carica, date le previsioni che mostrano andamenti lenti se non stagnazione?  Questo è il fulcro di ogni analisi di questi giorni, mentre le cifre che quantificano il problema peggiorano di giorno in giorno.  Aggiungerei anche:  come si fa a far crescere un'economia che finora in massima parte è stata in contrasto con l'ambiente?  Non ho le risposte in tasca per tutto, ma forse se ci decidessimo a lavorare su un rilancio dell'economia fondato sull'economia verde riusciremmo a trovare risposte e a modificare una tendenza che non è predefinita ma dipende in larga parte dalle scelte politiche, come molte esperienze e studi ci suggeriscono - molti dei quali citati nei post di questo blog.
"Fondato", e non "tradizionale, con qualche elemento" di economia verde, così per dire che siamo attenti all'ambiente. C'è un'enorme necessità di ridurre le conseguenze ambientali dell'esistente, di rispondere a una richiesta di servizi di basso impatto, di efficientare il patrimonio edilizio, di produrre energia pulita, di realizzare un sistema smart grid efficiente, di innovare ed efficientare le produzioni industriali, e di farlo davvero invece di continuare con il consumo di territorio, il sostegno a fonti energetiche inquinanti, le vecchie produzioni che perdono fette di mercato mentre altri conquistano le proprie. C'è bisogno di una politica energetica degna di tale nome, che vada insieme ad una politica industriale degna di tale nome.
Dunque, non basta più parlare di "crescita economica", bisogna parlare di "quale" crescita economica. Il concetto di crescita del Pil, già da tempo messo in discussione per la sua incapacità di rilevare il reale stato di salute di una società e della qualità della vita che in essa si vive, può essere legato a questi concetti se lo si vuole, cioè se la politica lo vuole. Se siamo tutti d'accordo che la finanza non può guidare l'economia reale - e sarebbe ora di intervenire concretamente - dobbiamo trovare elementi d'accordo anche sul tipo di economia reale su cui investire. La via per decidere questo non può che essere vista da uno sguardo sul futuro, e nemmeno tanto lontano, il futuro di tutti noi e dell'Italia. Viene da chiedersi infatti che cosa si aspetti per uscire fuori dalle dinamiche perverse in cui ci stiamo incastrando, e che rischiamo di pagare a caro prezzo all'aggravarsi delle stesse.
 

Debito che cresce (ma non sempre)
post pubblicato in diario, il 26 ottobre 2011

Se qualcuno ha ancora dubbi circa gli effetti dell'attività dell'attuale governo il grafico seguente può aiutare.  Contrariamente a quanto si sente dire a volte a proposito del "debito ereditato", capita infatti che i governi di sinistra siano quelli che riducono il debito e contengano gli eccessi dei governi di destra, i quali invece peggiorano i conti ogni volta che hanno l'occasione di trovarsi al potere. Si vede chiaramente nel grafico elaborato da Bloomberg che il debito italiano è cresciuto durante i governi guidati da Berlusconi, mentre è stato contenuto durante i governi guidati da Prodi, D'Alema, Amato, e in particolare è diminuito durante il governo D'Alema e il secondo governo Prodi. Decisamente preoccupante risulta l'incremento nell'ultimo periodo, dal quale si può intuire quale possa essere l'esito dell'attività di questo scriteriato governo.

 

 

www.bloomberg.com

Ambiente nel dibattito politico / 2
post pubblicato in diario, il 23 ottobre 2011

Continua in questi giorni il dibattito politico nel Partito Democratico, dopo le strategie politiche quelle interne, primarie sì primarie no, per quali candidature, sopra o sotto i 40 anni, rottamiamo o ricostruiamo e con chi.  E ancora continua la carenza dei temi concreti nel dibattito, ma sopra tutti dei temi che riguardano l'ambiente e l'energia. Si legge di tutto sui giornali, meno che di questi argomenti che compaiono soltanto a volte, quando riguardano fatti evidenti - come se l'evidenza dell'inquinamento fosse altrimenti in dubbio.
La maggior parte - ed evidentemente non tutti - degli esponenti PD e degli amministratori che ad oggi il partito esprime mostra una refrattarietà ad affrontare le questioni ambientali e a rapportarsi con chi se ne occupa francamente preoccupante. La carenza di dialogo viene resa evidente, da alcuni persino ostentata, in ogni passaggio della vita politica e soprattutto di governo. La fase di campagna elettorale di solito vede il massimo di espressione di intenti, mentre la fase successiva vede l'improvvisa scomparsa di buona parte dei temi, forse nella convinzione che non interessino il nostro elettorato, o la stampa, o che siano rinviabili (ancora!) ad un futuro ipotetico.  Dopo la vittoria elettorale a Bologna, il Sindaco Merola è intervenuto sulla necessità di preparare un piano di riqualificazione energetica degli edifici, o di sostituire le caldaie a gasolio tuttora presenti in città in gran numero, o di aggiornare il Piano energetico comunale?   Se qualcosa sembra che si muova riguardo la raccolta differenziata dei rifiuti, e lo speriamo davvero visto che ora è al di sotto del 35%, si è forse parlato della necessità di aumentare la dotazione di verde cittadino, di ridurre i consumi negli edifici pubblici, di carta (di solito vergine), di acqua, di luce, di riscaldamento, o dell'implementazione del Patto dei Sindaci europeo a cui peraltro Bologna ha aderito?  Si parla in genere di ridurre i consumi in tutti gli edifici pubblici, anche di pertinenza di altri Enti, e di passare ad acquisti verdi nei vari uffici?
Ma le difficoltà vanno ben oltre nel momento in cui si presentano a vari livelli nel partito nel confronto stesso con altri temi ai quali viene assegnata priorità, e non parità.  Si tratta perciò di una difficoltà culturale, a cui si aggiunge la ben nota conflittualità con scelte e modi di fare consolidati che si crea al momento dell'attuazione pratica (con l'aiuto delle politiche del governo nazionale in carica). L'analisi ambientale di una scelta concreta ancora oggi e troppo spesso viene considerata da molti un disturbo, o se va bene un superfluo, poichè in ultima analisi può portare al rigetto della scelta stessa. Ma quest'ultima non può avvenire soltanto su basi politiche, o semplicemente su basi immutate per decenni: il mondo di oggi non è il mondo di ieri.
Se un partito "progressita" non acquisice questo a tutti i livelli,  e non soltanto su basi discrezionali in seguito alla sensibilità personale di un tale amministratore o di un altro esponente politico, non sarà mai adeguato all'oggi e ancora meno al futuro. Di sicuro non possiamo aspettare che arrivino nel PD tante "sensibilità" personali da superare questo problema senza intervenire prima.
 

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